COS’È IL BABYWEARING? Letteralmente significa indossare il bambino, ovvero portarlo addosso a sé sfruttando supporti come fasce in tessuti, oppure supporti semistrutturati e strutturati, invece che in carrozzine e passeggini.

Nel mondo la tradizione del babywearing è diffusa da secoli e come è giusto che sia, in ogni paese ha le proprie caratteristiche e tradizioni. In realtà era una pratica diffusa anche in Italia, ma si è persa con il boom economico e lo sviluppo vertiginoso della tecnologia.

Portare il proprio bimbo porta con sé (gioco di parole un po’ intenzionale) numerosi benefici: inserendosi nello stile di accudimento detto ad “alto contatto” promosso da J. Bowlby e M. Ainsworth, favorisce nel bambino la fiducia in sé stesso e nei genitori (o in generale nel portatore), favorendo successivamente anche una maggiore autonomia, perché un bimbo che si fida, che sa di poter contare sui propri genitori come base sicura, sarà più facilmente un bambino autonomo e indipendente.

L’alto contatto e , di conseguenza, il babywearing, sono di ausilio in particolare alle neo mamme, che avendo il proprio bimbo così vicino a sé, imparano prima a conoscerlo, a interpretare i suoi segnali e a provvedere ai suoi bisogni. In questo modo la mamma si sentirà più appagata e fiduciosa. In questa ottica il babywearing è un valido aiuto in casi di depressione post parto o babyblues.

Portare il proprio bimbo dà notevoli benefici anche nel prevenire e alleviare le coliche gassose, sia grazie al delicato massaggia che il corpo della mamma fa al pancino del neonato, sia perché spesso e volentieri le coliche non hanno un’origine fisica, bensì neuro-psicologica, legata a una sensazione di disagio o agitazione del neonato che ancora è inesperto del mondo che lo circonda, pertanto non è ancora in grado di gestire tutti gli stimoli che gli arrivano. Il contatto pelle a pelle favorito dalla fascia o da un altro supporto fa da filtro limitando l’eccesso di stimoli e rassicurando il bambino.

Un ulteriore beneficio dato da questo stile di accudimento che incentiva l’alto contatto è una maggiore facilità nell’allattamento. Il bimbo sente l’odore della mamma ed è spinto a nutrirsi. E, sì, si può anche allattare in fascia, in modo molto discreto.

Da non sottovalutare poi l’aspetto pratico: spesso i neonati stanno malvolentieri lontani o separati dalla propria mamma. Capita spesso che non vogliano dormire nel loro lettino, o nella culla. In questo modo la mamma ha difficoltà a svolgere anche semplici attività di routine. Una fascia, un mei tai, o un marsupio permettono di mantenere il contatto tra mamma e bimbo (così il bimbo si sente al sicuro, e più facilmente farà un bel sonnellino) e la mamma può avere le mani libere, le braccia e la schiena non affaticate e recuperare un po’ di indipendenza.

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Che cosa si intende per babywearing?

«Letteralmente vuol dire “indossare il bambino”: quello che noi intendiamo è portare il bambino con una fascia o altri supporti che seguono la fisiologia del piccolo. Si può fare da zero a tre anni, ma è possibile anche iniziare dopo e finire prima, dipende dalle esigenze del bambino e del genitore. Il babywearing è una vera e propria pratica di accudimento del bambino basata sull’ascolto e sul contatto».

Perché lo consiglierebbe ad una mamma?

«Innanzitutto perché la pratica del babywearing comporta enormi benefici per il bambino, perché rispetta la sua fisiologia fin dalla nascita. Ricordiamo che un neonato esce dalla pancia della mamma attorno alle 42 settimane, ma a differenza di altri mammiferi non è autosufficiente sin da subito, ha bisogno di un periodo di maturazione fisica e neurologica chiamato “esogestazione”: il “cucciolo umano”, a contatto con la mamma ha soddisfatto il proprio bisogno primario del contatto».

 

«Il contatto con la mamma è fondamentale per la termoregolazione: i figli che stanno a contatto con la pelle della propria mamma si termoregolano, grazie a quel processo chiamato “sincronia termica”. Stessa cosa succede con il battito cardiaco e il respiro. Studi scientifici hanno potuto constatare che i bambini portati sono più tranquilli, piangono di meno e quindi mediamente più soddisfatti».

 

E se a portarlo è il padre?

«Con il papà è diverso: inizialmente, come è naturale che sia, è la mamma che il bimbo vuole e cerca, ma essere portato dal papà non può che fargli bene. Un papà presente durante la gravidanza sarà infatti riconosciuto dal neonato che avrà enorme piacere a rimanere a contatto con lui. Per il papà, portare dalla nascita, può essere quindi un modo per entrare in contatto più facilmente con il piccolo ed imparare a conoscersi prima».

 

Ci sono altri benefici del babywearing?

«Il contatto con la mamma – e quindi il babywearing – aiuta ad aumentare la produzione di latte e quindi favorisce l’allattamento: il contatto pelle a pelle fa produrre alla mamma ossitocina, di conseguenza aumenta la produzione di prolattina e le donne quindi producono più latte. È importante però che la mamma portatrice ascolti il suo bambino e soprattutto ad allattamento ancora non bene avviato, solleciti il neonato a poppare almeno ogni due ore e mezza, tre».

Quali suggerimenti possono essere utili a una mamma che vuole approcciare al babywearing?

“Non esiste il supporto ideale e giusto per tutti, ma ogni mamma, ogni papà ed ogni bambino hanno le proprie esigenze. È importante ascoltarle e rispettarle. Se ci si trova in difficoltà sulla scelta dei supporti può essere di grande aiuto rivolgersi a persone competenti come la nostra fantastica consulente di MataPadma, Lidia.

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